Cambiamento climatico e patrimonio culturale
12 Marzo 2020
Le mutazioni del clima hanno un impatto anche sul nostro patrimonio. Esempi virtuosi e azioni di mitigazione.

l patrimonio culturale è una risorsa non rinnovabile: cosa possiamo fare per dare un futuro al nostro passato?

Solo in Italia, sono circa 30.000 i siti culturali a rischio alluvione, 14.000 in pericolo dall’intensificarsi degli eventi idrogeologici e l’82% di quelli presenti sulla costa mediterranea sono a rischio inondazioni.

Dopo gli ultimi episodi legati a Venezia e Matera che hanno portato all’attenzione internazionale la fragilità delle nostre città d’arte,  il Ministero ha deciso di dare vita ad un organismo ad hoc.

Si tratta anche di un primo passo verso quell’idea di Protezione Civile dei Beni Culturali da tempo auspicata dal Ministro, che solo poche settimane fa ha ricordato alla Direttrice Generale Unesco, ribadendo la necessità di agire con organismi, protocolli e procedure definite a livello internazionale.

l’Italia emerge come una vera e propria eccellenza, essendo uno dei pochi paesi ad avere inserito il patrimonio culturale nella propria Strategia Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici , ma soprattutto essendo una delle poche nazioni ad avere una struttura governativa (il Dipartimento della Protezione Civile) preposta al coordinamento delle politiche e delle attività in tema di difesa civile, ambientale e culturale.

Lo stato dell’arte in Italia

Solo in Italia, sono circa 30.000 i siti culturali a rischio alluvione (“Le città Italiane alla sfida del clima”), 14.000 in pericolo dall’intensificarsi degli eventi idrogeologici e l’82% di quelli presenti sulla costa mediterranea sono a rischio inondazioni ( rapporto Università di Kiel). Dopo anni di catastrofi, soprattutto dopo gli ultimi episodi legati a Venezia e Matera che hanno portato all’attenzione internazionale la fragilità delle nostre città d’arte, finalmente il Ministero ha deciso di dare vita ad un organismo ad hoc. Si tratta anche di un primo passo verso quell’idea di Protezione Civile dei Beni Culturali da tempo auspicata dal Ministro, che solo poche settimane fa ha ricordato alla Direttrice Generale Unesco, ribadendo la necessità di agire con organismi, protocolli e procedure definite a livello internazionale.

L’impegno delle Organizzazioni internazionali

Come ha sottolineato Franceschini, quello che manca sono normative e piani d’azione concreti, costruiti però sulla base del grande lavoro di ricerca che da anni le organizzazioni internazionali del patrimonio culturale (ICOMOS, ICCROM e Unesco) portano avanti. Erminia Sciacchitano della DG Istruzione, Gioventù, Sport e Cultura della Commissione europea commenta: “se vogliamo raggiungere obbiettivi internazionali è necessario non perdere tempo e guardare al grande lavoro già fatto sia in ambito internazionale che europeo. Basti pensare che solo nel 2018 la Commissione ha investito 18 milioni di euro, attraverso il programma quadro Horizon2020, per testare soluzioni che aumentino la resilienza degli insediamenti storici e favoriscano il loro recupero sostenibile in caso di disastri.


Il MATT e le azioni di monitoraggio

Per le istituzioni pubbliche e private preposte alla gestione del patrimonio culturale, il modo più efficace per rispondere all’impatto dei cambiamenti climatici è integrare le necessarie misure nei piani di gestione esistenti o in corso di definizione. In questo senso un caso di successo è rappresentato dalla Strategia Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici” prodotta dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio (MATT), in cui un’intera sezione è dedicata al Patrimonio Culturale.
Questo documento indica le seguenti azioni generali necessarie per produrre adeguati piani d’intervento per la conservazione del patrimonio culturale a fronte dei cambiamenti climatici in atto:

  • diffusione delle conoscenze esistenti;
  • monitoraggio continuo;
  • manutenzione ordinaria;
  • valutazione delle priorità in relazione allo stato di conservazione dei manufatti;
  • valutazione dello stato di conservazione dei manufatti in relazione alle condizioni ambientali di conservazione rilevate;
  • valutazione delle priorità in risposta ai cambiamenti climatici;
  • raccolta di dati per supportare le decisione sia a livello nazionale che regionale;
  • comprensione del contesto ambientale, economico e sociale del patrimonio culturale.

Per riassumere

Il patrimono culturale è una risorsa preziosa e non rinnovabile che necessita di azioni continue di monitaraggio per garantire una sua fruizione sostenibile e al tempo stesso proteggerlo dalle conseguenze del cambiamento climatico.

Solo in Italia ci sono 30.000 i siti culturali a rischio alluvione, 14.000 in pericolo dall’intensificarsi degli eventi idrogeologici e l’82% di quelli presenti sulla costa mediterranea sono a rischio inondazioni.

Le istituzioni si stanno muovendo nella giusta direzione e sono in essere già progetti europei per lo studio dell’impatto del cambiamento climatico sul patrimonio culturale.


STORM: un progetto europeo di monitoraggio del patrimonio in seno al programma quadro Horizon2020

STORM è un progetto che nasce per valutare e progettare una serie di misure per la salvaguardia del patrimonio artistico e culturale, con l’obiettivo di massimizzarne l’efficacia nello spazio e nel tempo.

Il tutto con un approccio innovativo, che vuole rendere i processi che sottendono, soprattutto, alla prevenzione, più orientati e partecipati rispetto all’utenza e ai cittadini, dando a questi una più ampia consapevolezza di cosa implichi la tutela dei beni.

L’obiettivo è quello di migliorare l’attuale stato dell’arte da un lato attraverso azioni preventive sulla conservazione delle strutture storiche e, dall’altro, mediante la previsione e l’individuazione di misure di emergenza creando una rete di conoscenze e di strumenti condivisa tra tutti i partner europei.

Gli strumenti e i servizi STORM intendono dare una visione globale ed olistica di tutta la catena del valore: un quadro di riferimento integrato che permette di gestire il bene culturale come centro di un ecosistema che ne migliora la salvaguardia con il supporto di tecnologie ICT.

STORM è testato in siti sperimentali esposti a diversi tipi di minacce e con peculiari caratteristiche tali da renderli singoli casi di studio. Essi sono localizzati in cinque diversi paesi: Italia, Regno Unito, Portogallo, Grecia e Turchia. I siti pilota, a loro volta partner del progetto, sono:

  • Il complesso monumentale delle Terme di Diocleziano a Roma, Italia.
  • Mellor Archaeological Trust nel Greater Manchester, Regno Unito.
  • Le rovine romane di Tróia nell’area di Setubal, Portogallo.
  • L’antica fortezza di Rethymno nell’omonima città a Creta, Grecia.
  • Il Gran Teatro di Efeso in Anatolia, Turchia.

Il progetto beneficia anche del sostegno di ICCROM, un’organizzazione intergovernativa fondata dall’UNESCO e dedicata alla conservazione del patrimonio culturale.

Il paradigma STORM prevede che per la salvaguardia del patrimonio artistico e culturale sia cruciale l’interazione di tutti i soggetti che popolano il territorio circostante al bene. In altre parole, tutte le categorie di stakeholders, siano essi amministratori, addetti alla gestione e manutenzione del patrimonio, responsabili della prevenzione ed del soccorso, cittadini fruitori debbono avere un canale di comunicazione dedicato attraverso il quale poter dare il proprio contributo alla tutela del patrimonio culturale ed artistico.


Fonti

http://eai.enea.it/archivio/anno-2016/patrimonio-culturale/…/
The Future of our Pasts: engaging cultural heritage in climate action
https://www.ilsole24ore.com/art/il-patrimonio-culturale-sfida-cambiamento-climatico-ACQWXE4
https://www.eticaeconomia.it/storm-un-progetto-per-proteggere-il-patrimonio-culturale-dal-cambiamento-climatico/


Iscriviti alla nostra newsletter

Iscrivendoti alla newsletter acconsenti al trattamento dati secondo la nostra Privacy Policy

Iscrizione avvenuta con successo